IL “PENSIERO FORTE” DI VLADIMIR PUTIN

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Un’altra idea dell’Europa nei discorsi del Presidente della Federazione Russa.

 

Premessa

Nel giro di pochi mesi, dalla Conferenza di Valdai al discorso nel Giorno della Costituzione fino ad arrivare al discorso del 3 febbraio, Vladimir Putin ha precisato il suo pensiero politico e culturale con una visione globale dei problemi che lo qualifica come lo statista di riferimento per l’Europa in questo inizio secolo.

I nomi che Putin ha citato sono significativi per comprendere il suo orizzonte di valori: il filosofo cristiano Berdaiev, il riformatore Stolypin. Ma si sbaglierebbe a classificare la sua concezione secondo gli schemi ormai antiquati di destra/sinistra. Forse abbiamo dato troppo valore, soprattutto in Italia, all’antagonismo tra destra e sinistra: categorie che appartengono originariamente alla tradizione politica inglese e che dopo la rivoluzione francese hanno assunto un significato troppo aggressivo e troppo parziale, fino a sfociare negli opposti estremismi che hanno caratterizzato la storia del Novecento.

A ben vedere, i momenti più felici della nostra storia continentale sono stati quelli in cui politici illuminati hanno saputo andare oltre la destra e la sinistra, hanno saputo realizzare una equilibrata sintesi tra ciò che di meglio ha offerto la tradizione di sinistra (l’impulso all’uguaglianza come pari opportunità per tutti, il valore pubblico della scuola, della sanità, delle risorse del territorio) e la tradizione di destra (il sentimento di appartenenza, la valorizzazione del merito, il rispetto del sacro e della tradizione).

Volendo riassumere in un solo concetto il senso della concezione politica di Vladimir Putin si potrebbe appunto definirla in questo modo: una concezione di sintesi, che va oltre le unilateralità della vecchia destra, della vecchia sinistra.

 

Anche quando prende in considerazione la storia del suo paese, Putin intende esprimere una sintesi, cerca di cogliere una sorta di “filo d’oro” che attraversa le varie epoche storiche: gli elementi qualificanti, positivi che di epoca in epoca si manifestano. In tal modo egli attua una “pacificazione nazionale”, indispensabile per guardare con serenità al futuro. Al passato non si ritorna e i fantasmi del passato devono essere dissolti, ma il quarto comandamento dice: “Onora il padre e la madre”; pertanto tutti coloro che in buona fede, con volontà costruttiva, di epoca in epoca hanno operato per rendere grande la nostra storia devono essere onorati. Alla concezione progressista che dissolve il passato nell’acido della critica, alla concezione reazionaria che vorrebbe cristallizzare il tempo storico in una sorta di museo, si sostituisce una visione del mondo che sintetizza modernità e tradizionale; come dire: l’icona della Madonna di Vladimir & i progetti spaziali dell’agenzia Roskosmos.

Insieme alla contrapposizione ormai logorata di destra/sinistra, viene superata anche l’ideologia occidentalista dei “diritti umani” (che spesso cela dietro formule abbastanza retoriche o capricciose clamorosi interessi di parte): i diritti individuali devono essere associati ai doveri sociali. Volendo riferirci all’italiano Mazzini dobbiamo anzi pensare che i doveri precedano i diritti: a partire dalla valorizzazione di ciò che ognuno “deve” agli altri si può trovare la solida base per fondare la comunità umana.

Ecco allora ricomposte le coppie che caratterizzano un pensiero di “sintesi” per il III millennio dell’Europa, al di là della “destra” e della “sinistra”: modernità e tradizione, diritti e doveri, dimensione sociale dello Stato e spirito di iniziativa individuale.

La concezione di Putin risulta “aliena”, anche “antipatica” ai politici legati alle vecchie contrapposizioni parlamentari dell’Europa Occidentale, forse perché il presidente della Federazione russa riesce a superare quelle contrapposizioni che spesso ci attanagliano in sterili polemiche. Quello che colpisce nel messaggio di Vladimir Putin e nella sua prassi politica è la capacità di rappresentare valori e richieste della maggioranza della popolazione, che spesso non trovano cittadinanza nei palazzi della politica: sui temi dell’immigrazione e della sicurezza, della famiglia e della difesa dei beni pubblici dalle oligarchie molti cittadini italiani o francesi o austriaci cominciano ormai a sentirsi più in sintonia con il presidente della grande Federazione Russa che non con i sacerdoti dei dogmi “politicamente corretti” che caratterizzano la nostra scena parlamentare e mediatica.

 

Il discorso nel Giorno della Costituzione

Ciò premesso, analizziamo nel dettaglio i punti del ragionamento di Putin, soffermandoci in particolare sul discorso del Giorno della Costituzione dello scorso 12 dicembre: quella data corrispondeva ad un anniversario significativo dal momento che la costituzione russa, approvata con referendum popolare il 12 dicembre 1993, compiva venti anni.

Una Costituzione Presidenzialista, in virtù della quale il popolo può eleggere direttamente il capo dello Stato; e il parlamento si compone di due camere nelle quali si confrontano vari schieramenti politici. Questa costituzione Putin non l’ha cambiata a suo uso e consumo, come in passato era accaduto sotto altri leader politici, in compenso ha cambiato la società russa…

Una nazione che oggi in economia viaggia ai ritmi di crescita dei BRICS e che in politica internazionale ha impedito due guerre che apparivano imminenti: in Siria (tuttora flagellata dal terrorismo salafita) e in Iran. “Tradizione e modernità” potrebbe essere il titolo che riassume il discorso dello statista russo, il cui pensiero si sviluppa all’insegna della “sintesi”: l’esigenza di fondo è quella di modernizzare il più possibile un vastissimo territorio estendendo i diritti sociali e i servizi resi dallo Stato e nello stesso tempo di rilanciare la centralità dei valori tradizionali. “Quei valori che per millenni hanno retto la vita dei popoli civili”.

Un pensiero politico di “sintesi” era peraltro emerso già nel discorso tenuto al Forum di Valdai il 19 settembre 2013. Allora, riferendosi ai tradizionali schieramenti politico-culturali del dibattito russo Putin aveva detto: “… sicché tutti noi – i cosiddetti neo-slavofili e i neo-occidentalisti, gli statalisti e i cosiddetti liberisti – tutta la società deve lavorare insieme per creare i fini comuni di sviluppo. Ciò significa che i liberisti devono imparare a parlare ai rappresentanti della sinistra e che d’altro canto i nazionalisti devono ricordare che la Russia è stata formata specificamente come Stato pluri-etnico e multiconfessionale fin dalla sua nascita”.

Consideriamo ora gli altri punti significativi del discorso del 12.12.2013.

 

Libertà e Ordine.

“La nostra Costituzione – dice Putin – mette insieme due priorità fondamentali, il supremo valore dei diritti e delle libertà dei cittadini e uno Stato forte, sottolineando il loro obbligo reciproco di rispettarsi e proteggersi a vicenda”.

 

Partecipazione e Pluralismo

Putin sottolinea l’importanza degli organi di autogoverno locale per avvicinare i cittadini alla vita politica. La Federazione è vasta, anzi è il più vasto Stato del pianeta Terra, e in questa vastità di territorio diventano fondamentali quei “corpi intermedi” che si pongono tra il potere centrale e i cittadini. Nell’esortare alla partecipazione alla vita politica comunitaria Putin ha fatto un importante riferimento storico: a Pyotr Stolypin, il grande statista russo che morì assassinato pochi anni prima della I Guerra Mondiale. Stolypin cercò di realizzare tra il 1906 e il 1911 una sorta di Rivoluzione Conservatrice russa, da un lato difendendo l’ordine tradizionale imperniato sullo Zar, sulla Ortodossia, dall’altro dando impulso a una riforma agraria e agli organi di autogoverno locale (Zemtsvo) che insieme allo sviluppo industriale avrebbero dovuto rendere la Russia uno Stato moderno ed equilibrato nelle sue parti sociali. Putin si inserisce ora nel solco di quel tentativo di modernizzazione basato appunto sui principi dello Zemtsvo e sulle intuizioni di Stolypin.

Ovviamente la partecipazione politica deve avvenire all’insegna del pluralismo. La Russia viene da un lungo periodo – quello dell’URSS – caratterizzato da un metodo di nomina dei deputati rigidamente gerarchico, perciò l’appello di Putin al pluripartitismo, alla libertà del dibattito politico appare come il segnale che un’epoca è definitivamente conclusa e che indietro non si torna. È tipico del pensiero di Putin il valorizzare con orgoglio gli aspetti positivi delle epoche passate della storia russa, ma nello stesso tempo sottolineare che le esigenze sociali del presente rendono sterile ogni sentimento nostalgico e ogni velleità di restaurazione. A Valdai il 19 settembre aveva detto: “Ci siamo lasciati alle spalle l’ideologia sovietica, e non c’è ritorno. Chi propone un conservatorismo fondamentale, e idealizza la Russia pre-1917, sembra ugualmente lontano dal realismo, così come sono i sostenitori di un liberalismo estremo, all’occidentale”.

Nel discorso del Giorno della Costituzione Putin ribadisce: “Ritengo importante che molti nuovi partiti abbiano fatto sentire la loro presenza. Conquistando posti negli organismi comunai e regionali, hanno gettato le basi per la partecipazione alle prossime campagne elettorali federali. Sono sicuro che sapranno degnamente competere con i protagonisti politici di vecchia data. La Russia oggi richiede un ampio dibattito politico per arrivare a risultati concreti”.

Una domanda sorge spontanea: ma i media occidentali non ci avevano detto che in Russia c’è una semi-dittatura? Quasi un partito unico autoritario…? Il fatto è che per certi media se non vincono certi partiti – e se il popolo commette il torto di non votarli… – non c’è democrazia! In realtà in Russia c’è un acceso dibattito e Putin ha i suoi oppositori, comunisti … nazionalisti… che lo criticano aspramente. I comunisti perché non è troppo comunista… i nazionalisti perché non è nazionalista in maniera adeguata. Entrambi poi lo criticano per essere troppo morbido e accondiscendente verso l’Occidente e gli USA…

 

Immigrazione.

L’immigrazione è argomento scottante anche in Russia. Con un PIL nettamente in crescita nonostante la crisi mondiale, la Russia attira molti immigrati, in particolare dalle repubbliche ex-sovietiche. La questione, sostiene il presidente, richiede una “franca discussione”. Alcuni immigrati hanno provocato tensioni e disordine sociale, ma sottolinea Putin: “Tali tensioni non sono provocate dai rappresentanti di una specifica nazionalità, ma da persone prive di cultura e di rispetto delle tradizioni, sia delle proprie che di quelle altrui. Essi sono espressione di una sorta di Internazionale dell’Amoralità”. Insomma è lo sradicamento e il mancato rispetto del valore della appartenenza nazionale (propria o altrui) che acuisce i problemi delle società multiculturali. La ricetta di Putin è chiara come l’analisi: regole certe di ingresso e di permanenza, equilibrio tra diritti e doveri, rispetto del luogo in cui si approda e dei suoi valori.

 

La Scuola e l’Identità

“Stiamo alzando i salari nel settore dell’istruzione e della sanità – dice Vladimir Putin – in modo che il lavoro di insegnanti, professori e dottori diventi di nuovo prestigioso, per attirare validi laureati”. Il 2014 sarà l’anno della Cultura Russa e Putin interpreta questo anno come espressione dell’orgoglio di appartenenza alla tradizione russa, nella ininterrotta continuità storica della sua civiltà. L’insegnamento scolastico in questo contesto diventa strategico: da un lato per trasmettere un metodo di pensiero “creativo ed indipendente”, dall’altra per rafforzare il senso dell’identità trasmettendo i valori della nazione, la storia e le tradizioni.

“Lo sviluppo professionale degli insegnanti sarà cruciale per il futuro delle scuole russe. Gli insegnanti devono essere pronti a utilizzare le moderne tecnologie e a saper lavorare con i bambini che hanno disabilità salute”. Anche sul tema della scuola Putin ribadisce la sua concezione sintetica: modernità delle infrastrutture e delle tecnologie, affermazione di valori non contingenti.

Un pensiero anche allo sport: l’educazione ginnica, la cultura del corpo, come naturale completamento della cultura della mente: “Dobbiamo continuare a sviluppare una vasta gamma di infrastrutture sportive per bambini e ragazzi. Dobbiamo fare di tutto per aumentare la popolarità di stili di vita attivi. Questa è stata l'idea principale alla base delle Universiadi che si sono svolte con successo a Kazan”. La sedentarietà dello stile di vita “consumistico” e “televisivo” è un problema che comincia ad essere preso in considerazione anche ad Est.

 

Sanità e politiche per la natalità.

Putin ribadisce il principio di un sistema di assicurazione che copra totalmente l’assistenza medica, includendo anche il trattamento preventivo. “A partire dal 2015 tutti i bambini e gli adolescenti dovranno usufruire di un check-up medico gratuito annuale, mentre gli adulti dovranno essere sottoposti a tale esame ogni tre anni”. La sanità russa riceve in eredità dall’URSS il principio ideale di una estensione gratuita universale, e nello stesso tempo dal collasso del dopo-URSS eredita i problemi pratici di ri-organizzazione. E tuttavia cito la testimonianza di un mio amico Marco Pighin italiano emigrato in Siberia (!), fotografo e autore di interessanti reportage giornalistici sulla Russia di oggi, che per essere stato… punto da una zecca è stato tenuto in ospedale per sette giorni in camera singola per tutta una serie di accertamenti, senza pagare un rublo. Un po’ come capita a Peppone nel finale del film “Il compagno don Camillo” …

Ma forse in questo momento l’assistenza sanitaria che più sta a cuore a Putin è l’assistenza alle madri e agli infanti. E qui immaginiamo la rabbia dei radicali in stile Marco Pannella: ma come… Putin non incentiva l’aborto? No, in effetti no. In passato in Russia era tragicamente diffuso l’aborto come sistema anticoncezionale; e questa tendenza unita all’impoverimento della fase di transizione del dopo URSS aveva prodotto una drammatica crisi demografica. La dirigenza attuale della Russia si pone il problema di riportare i tassi di natalità ad una soglia più felice. E in effetti i risultati si vedono: i bambini strillano allegramente nelle culle, alla faccia dei radicali abortisti. E si allontana lo spettro di quella drammatica spirale per cui, una volta superato un certo livello di denatalità, un popolo intero viene risucchiato in un imbuto di invecchiamento/estinzione e si congeda dalla scena della storia umana.

 

Piano Casa

Ovviamente se i bambini nascono devono anche avere un tetto sulla testa: “Oggi, la costruzione di alloggi deve ancora una volta svolgere un ruolo determinante nel favorire la crescita della popolazione in Russia. Il governo ha già predisposto le misure strategiche necessarie per l'attuazione del programma per la costruzione di alloggi a prezzi accessibili. Questo programma prevede la costruzione di almeno 25 milioni di metri quadrati di nuove abitazioni, completi con la corrispondente infrastruttura sociale, entro il 2017”

 

Lo sviluppo economico

Le priorità per lo sviluppo sono indicate da Putin nella formazione professionale, nello sviluppo tecnologico, in un mercato del lavoro flessibile e in “un buon clima per gli investimenti” (le tasse basse della Russia possono essere ancora abbassate…). Un fondo scientifico specifico è stato concepito da Putin per incrementare il livello tecnologico del paese. Il Putinismo è il bacio all’icona di Vladimir più i microchip e le nanotecnologie!

 

La città e le aree rurali

Il governo di Putin sta lavorando al rinnovamento urbanistico della Grande Mosca, megalopoli che riguarda un area metropolitana di sedici milioni di persone e tuttavia nello stesso tempo mira al ripopolamento delle campagne. Putin ribadisce l’importanza delle aree rurali: “Il secondo compito è quello di rendere la campagna un luogo più attraente per la vita e il lavoro. Abbiamo già investito molti soldi nello sviluppo del settore agricolo. Il settore sta mostrando una dinamica positiva momento. In molte aree ora possiamo coprire interamente la domanda interna con prodotti interni russi. Voglio ringraziare la nostra popolazione rurale per il loro lavoro ed i risultati che hanno ottenuto. Il grande compito è ora quello di incoraggiare le persone a rimanere in campagna e costruire una infrastruttura moderna e confortevole nelle aree rurali”.

 

Mondo multipolare e sovranità nazionali

All’ideologia americana, che in maniera sempre più aggressiva da George Bush I a George Bush II passando per Clinton ha preteso di porsi come “One Way”, come unico modello di vita possibile, Putin contrappone l’idea di un mondo multipolare in cui le diverse civiltà possano esprimere liberamente la propria identità. Questo era il senso del finale della sua storica lettera al New York Times nei giorni della crisi siriana, in cui contestava allo stesso presidente Obama il sentimento degli americani di sentirsi “eletti” e maestri di umanità: “E’ estremamente pericoloso incoraggiare la gente a vedersi eccezionali, qualunque sia la motivazione. Ci sono paesi grandi e piccoli, paesi ricchi e poveri, quelli con lunghe tradizioni democratiche e quelli che stanno ancora trovando la strada verso la democrazia. Anche le loro politiche sono diverse. Siamo tutti diversi, ma anche quando chiediamo la benedizione del Signore, non dobbiamo dimenticare che Dio ci ha creati uguali”.

Ora nel discorso del 12 dicembre Putin ribadisce la sua visione del mondo multipolare: “Noi non pretendiamo di essere alcun tipo di superpotenza con pretesa di egemonia globale o regionale; non imponiamo il nostro patrocinio su nessuno e non cerchiamo di insegnare agli altri come vivere la loro vita. Ma ci sforzeremo di esercitare la nostra leadership difendendo il diritto internazionale, lottando per il rispetto delle sovranità nazionali e l’indipendenza e l’identità dei popoli”. Più di un commentatore ha acutamente sottolineato come Putin si ponga oggi come il difensore del Trattato di Vestfalia, culmine secondo il giurista Carl Schmitt dello ius publicum europaeus: quel trattato sanciva il rispetto degli Stati sovrani e il principio di risolvere i conflitti internazionali secondo i principi della buona diplomazia. Tale spirito “internazionale” è stato messo da parte nel momento in cui un'unica superpotenza, per il bene del mondo (certo…certo…) ha preteso di dichiarare unilateralmente guerre e per giunta “guerre preventive” contro Stati definiti “canaglie” (alla maniera dei migliori film western), in quanto appartenenti all’Asse del Male delle dittature (a meno che non fossero dittature alleate…).

 

A difesa dei valori tradizionali

Arriviamo qui al punto conclusivo e senza dubbio culminante del ragionamento politico di Putin. Nel panorama internazionale la pretesa di imporre un unico stile di vita (occidentale) si accompagna ad uno stravolgimento senza precedenti delle regole di vita sociale e individuale. “Oggi molte nazioni stanno revisionando i loro valori morali e le norme etiche, erodendo tradizioni etniche e differenze tra popoli e culture. Le società sono oggi spinte ad accettare non solo il diritto di ognuno alla libertà di coscienza, di opzione politica e di privacy, ma anche ad esse è richiesto di accettare l’equiparazione assoluta dei concetti di bene e male”. Quello additato da Putin è in fondo il dramma del relativismo, già denunciato da Benedetto XVI nel corso di tutto il suo pontificato, che rende moralmente zoppicanti e caratterialmente deboli le società occidentali.

Interessantissima la considerazione ulteriore di Putin: “Questa distruzione dei valori spirituali non solo porta a conseguenze negative per la società, ma è anche essenzialmente antidemocratico, dal momento che viene effettuata sulla base di idee astratte ideologiche, in contrasto con la volontà della maggioranza, che non accetta le variazioni avvenute o le proposte di revisione dei valori”. Putin esprime con franchezza quello che in Occidente solo si bisbiglia: tutta una serie di “nuovi valori” (pensiamo alla ideologia del gender che stravolge il rapporto tra i sessi; o alla “ius soli” che distrugge l’idea di nazione, trasformando gli Stati in una specie di porti di mare o villaggi-vacanze) sono osteggiate dalla maggioranza delle persone, che purtroppo rimane maggioranza silenziosa, e vengono imposte da lobby, da piccoli gruppi iperattivi e fanatizzati che monopolizzando i media impongono idee spesso bislacche e utilizzano l’arma del ridicolo per annullare le opinioni contrarie.

La Russia si pone come paladina dei valori tradizionali. Non è uno piccolo Stato arretrato che difende il passato, ma una grande nazione – quella che per prima ha mandato l’uomo nello spazio – che ora afferma la validità di valori eterni. Putin è consapevole del vasto “consensus gentium” che, nel silenzio dei media, si sta sviluppando attorno alle posizioni del Cremlino: “Sappiamo che ci sono sempre più persone nel mondo che sostengono la nostra posizione in difesa dei valori tradizionali che hanno costituito il fondamento spirituale e morale della civiltà in ogni nazione per migliaia di anni : i valori delle famiglie tradizionali , della vera vita umana, che include la vita religiosa: non solo l'esistenza materiale, ma anche la spiritualità , i valori dell'umanesimo e della diversità delle culture”.

 

È interessante questa concezione della Tradizione affermata da Putin. Nello stesso discorso Putin afferma idee sociali (istruzione per tutti, assistenza sanitaria per tutti, case popolari); nel discorso del Giorno della Costituzione del 2012 aveva affermato che il compito dello Stato era di favorire i cambiamenti in vista della modernizzazione e di garantire “uguaglianza per tutti”. Ora nello stesso tempo in cui afferma questi principi “sociali”, Putin riafferma i valori “tradizionali”: la famiglia, la concezione spirituale della vita, il sentimento comunitario. Il “tradizionalismo dei valori” viene coniugato con un “progressismo sociale”; i valori a loro volta vengono fondati sulla solida basa del “diritto naturale” (che abbraccia tutta l’umanità) e dei diritti dei singoli popoli a perpetuare i principi della propria peculiare civiltà.

 

Conclusione: contro la tenebra del caos.

“Certamente questa è una posizione conservatrice”, dichiara senza timore Putin dopo aver difeso i valori tradizionali e per completare il suo pensiero chiama in causa Nicolai Berdaiev, il grande filosofo esistenzialista cristiano, discepolo di Dostoevskij, che dopo aver abbandonato la Russia negli anni della rivoluzione bolscevica cercò una terza via spiritualista e cristiana, per andare oltre il materialismo marxista e l’individualismo liberale. Ebbene, dice Putin, “citando le parole di Nikolaj Berdaiev, l’essenza del conservatorismo non è l’impedire il movimento in avanti e verso l’alto, ma l’impedire il movimento all’indietro e verso il basso, nella tenebra del caos e nel ritorno a uno stato primitivo”.

Nella civilizzazione occidentale si notano in maniera crescente fenomeni di entropia e di dissoluzione: le forme della cultura vengono disgregate, mentre si cerca di dare una sorta di benedizione “istituzionale” ad ogni pulsione di desiderio. L’incoraggiamento all’aborto e alle droghe, l’invenzione di vere e proprie caricature della famiglia, la svalutazione della paternità e della maternità ridotte a figure burocratiche amorfe (genitore 1, genitore 2) disegnano uno scenario di decadenza, che forse è tipica di una società terminale. Mentre a Bruxelles ci si accanisce a discutere di “omofobia”, già i salafiti premono dalle frontiere sguarnite del Sud del Mediterraneo per imporre un modello di società ben più rigido, basato sulla Sharia. Ma tra l’eccesso della ideologia occidentale e l’eccesso opposto della islamizzazione dell’Europa non esiste forse una via di mezzo o, meglio ancora, una via di uscita? L’affermarsi della nuova Russia nello scenario internazionale testimonia che questa “retta via” è una possibilità reale.

È una via intonata alla grande tradizione europea: quella che discende dalla cultura greco-romana, dai secoli cristiani, dall’umanesimo rinascimentale. La cultura europea deve tornare ad essere fonte di ispirazione per l’educazione delle nuove generazioni. Confortano a tal fine le parole che Vladimir Putin ha pronunciato il 3 febbraio al Consiglio della Presidenza per la Cultura e l’Arte:

“Dobbiamo educare una nuova generazione coltivandone un buon gusto artistico e la capacità di apprezzare il teatro e la musica… Abbiamo bisogno di rappresentazioni teatrali serie e di alta qualità destinate ai bambini e agli adolescenti, che facciano loro conoscere i classici russi e mondiali ed insegnino loro a pensare, a provare empatia e a credere nella potenza del Bene. La cultura è un immenso fenomeno integrale che trasforma gli individui in un popolo e in una nazione. Dopotutto senza la cultura di quale sovranità parleremmo? E per cosa avrebbe senso combattere?”.

Queste parole di peso, così distanti dal chiacchiericcio occidentale sui “diritti umani” e sulle sue presunte violazioni, ci confermano nell’impressione ormai maturata da qualche anno: nella Russia – e nella fortezza del Cremlino – è custodita l’Anima dell’Europa.


Alfonso Piscitelli