RUSSE MEMORIE TEMPESTOSE

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L'amico Silvano Gontier, membro del direttivo della nascente PiemonteRussia, ha creato questa bellissima poesia dedicata alla Russia che con piacere pubblichiamo.

 Mikhail Lermontov

Le languide, profonde e brune distese steppose,

offerte a quel Don, lungo fiume ebbro e testimone,

donano quelle battaglie fiere d'eroi sofferti,

che la patria loro mai tradì, cosacchi immemori,

solitari cuori, azzurri occhi dentro quel fuoco accesi

dalle protette case, lontane e lontananze amare.

I cervelli loro e le dolci donne,

biondi capelli e di madri gli occhi

all'amore offerti, portano a quel seno

il forte grido e l'impero degli Zar.

Testimone nobile, uomo dell'est

domina il suo verbo, e la gioia sua

fiorisce nelle chiare estati,

e Sanpietroburgo ed il suo cuore

ai piedi le fontane di Peterhof, amori e lacrime,

bambini ai loro ludi, circensi ricordi mai sopiti,

taciuti nel nome di coloro

che tristemente non saranno più.

Popolo vero, mai sconfitto,

e solo datosi alle armi,

nel colmare le violenze vane

o soggiacere, mai vile, dinanzi all'altrui potere,

entro i deviati sogni di grandezza

d'un piccolo reo conquistatore.

Solo il lavoro e i duri campi, e nei poderi

di bruma e brina senza sole,

fausta Patria d'insigni artisti letterati

e dentro la scienza immersi e nel futuro.

Del mondo il viaggiatore accorto

vede l'incanto di coteste terre e tace,

e le memorie sue ritrova chiare

in quelle russe strade,

lunghe contrade ariose,

memorie tempestose.

 

Silvano Gontier

 

CAPIRE LA RUSSIA - Correnti politiche e dinamiche sociali nella Russia e nell’Ucraina postsovietiche

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Segnaliamo un libro corposo e interessante:

“Capire la Russia”, edixioni Zambon, 680 pagine, scritto da Paolo Borgognone, con prefazione di Giulietto Chiesa.

Il sottotitolo sintetizza bene i contenuti del volume: "correnti politiche e dinamiche sociali nella Rusia e nell’Ucraina postsovietiche".

L’autore spazia dalla descrizione dei gruppi liberali filoccidentali agli etnonazionalisti, per poi soffermarsi dettagliatamente sul pensiero del nostro amico Alexandr Dugin.

Ampio spazio anche ai comunisti di Zuganov (meglio definirli "nazionalcomunisti”, per sgomberare il campo ad ogni similitudine con i mondialisti nostrani in salsa rossa, servi del grande capitale che solo a parole dicono di voler combattere) ed al pensiero della corrente nazional-boslcevica (Eduard Limonov su tutti).

Un volume che ci sentiamo di raccomandare ai nostri amici, come regalo pasquale.


Capire Russia

Il principio di reciprocità per capire l'Ucraina

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Riceviamo e pubblichiamo volentieri questo racconto del nostro sostenitore Andrea Cavalleri.

 

Per una comprensione delle relazioni umane è fondamentale la capacità di valutare la situazione dal punto di vista dei vari soggetti implicati, la cosiddetta attitudine a “mettersi nei panni degli altri”.

Un esempio ben noto, per cui è stato invocato il principio di reciprocità, è quello dei rapporti con l'Islam, che in Europa rivendica la costruzione di moschee mentre nella feroce dittatura dell'Arabia saudita non solo non possono esistere chiese, ma addirittura i turisti non possono entrare recando con sé un Vangelo o un simbolo religioso, pena l'arresto. Giustamente è stato detto che non ha senso intrattenere rapporti così squilibrati e che le aperture o chiusure alla cultura e alla religione altrui devono essere reciproche.

Ebbene, ciò che vale per la religione e la cultura vale a maggior ragione per la politica.

Ora abbiamo una situazione in Ukraina del tutto paradossale, in cui non solo lo squilibrio dei rapporti è totale, ma le rivendicazioni procedono costantemente contro la parte svantaggiata, con una determinazione unilaterale degna dell'integralismo islamico.

Per capire quanto sto affermando devo riassumere un po' di fatti, cercando di limitarmi a un'estrema sintesi.

Il 20 febbraio 2014 una sanguinosa insurrezione popolare rovescia il governo Yanukovic, che, dopo aver soppesato vantaggi e svantaggi, aveva scelto una più stretta collaborazione economica con la Russia, piuttosto che l'incerta integrazione con la UE. In quell'occasione lo scontro fu provocato da cecchini che spararono sia sulla folla sia sulla polizia, come riferito dal ministro estone Urmas Paet al capo della diplomazia europea Catherine Ashton, rivelando così che una parte, certamente non  governativa, aveva aizzato le folle alla violenza.

Di conseguenza venne istituito un governo non eletto e totalmente illegale, a capo del quale fu messo l'uomo che, già mesi prima, era stato prescelto dalla vice segretaria di Stato degli USA, Victoria Nuland. Costei aveva anche dichiarato nel dicembre 2013 al National Press Club di Washington, che “gli Stati Uniti hanno investito 5 miliardi di dollari al fine di dare all'Ucraina il futuro che merita” (futuro che stiamo constatando, di sangue e miseria).

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Si allarga il "club degli amici della Russia"

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clubamicirussiaC’è un piccolo particolare che colpisce del linguaggio di Vladimir Putin: quando parla di altre nazioni le definisce sempre “i nostri partner”. Ma a quali nazioni si riferisce? Non solo alla Bielorussia, che rimane legata a Mosca da un passato comune e da una proficua prospettiva di collaborazione. Non solo alla Cina e all’India (grandi colossi emergenti dei BRICS che sempre più spesso esprimono nelle questioni del mondo una posizione simile a quella russa). No, Vladimir Putin parlando di “partner” si riferisce anche agli USA: la superpotenza che dopo il 1989 si era abituata a sentirsi unica dominatrice del mondo, giudice inappellabile delle controversie internazionali.

Per Mosca, le altre nazioni, anche quando si attraversa una crisi passeggera, rimangono “partner”, non nemici mortali e neppure popoli moralmente inferiori da giudicare in nome di una superiorità autoproclamata. In effetti gli USA e la Russia sono partner nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU e alla ideologia dell’unipolarismo, Putin risponde sempre con l’idea che le grandi questioni devono essere giudicate con calma, in maniera collegiale, con la pazienza della diplomazia. Questa convinzione ha favorito la rapida ripartenza del dialogo tra Lavrov e Kerry e speriamo che il filo del dialogo si dipani ben al di là delle formali cortesie di circostanza.

L’epoca dell’unipolarismo è finito ed è forse giunto il momento che si torni alla civiltà del diritto internazionale: quel diritto sancito parecchi secoli fa con il trattato di Vestfalia, a conclusione di un lungo e tormentato periodo di guerre in Europa.

Stupisce la capacità di Putin di stabilire reti di alleanze, articolando il discorso in una maniera che sia comprensibile e condivisibile dall’interlocutore di turno.

Circola in questi giorni in rete una cartina pubblicata dal gruppo editoriale L’Espresso-Repubblica che prefigura lo scenario di come potrebbe essere l’Europa tra qualche anno. Il titolo è un po’ “allarmistico” e recita: “L’incubo di Obama: Eurussia”. Chi segue la nostra piccolissima attività di impegno intellettuale sa che patrociniamo un progetto denominato Eu-Rus, per l’integrazione culturale tra Europa e Russia. Ora notiamo che l’aggettivo “eurusso” viene adoperato da analisti, anche abbastanza lontani dalla nostra posizione. Non è il caso di invocare i diritti d’autore, piuttosto ci rallegriamo per un concetto che comincia a diffondersi.

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Ivan Bianchi primo fotografo a San Pietroburgo

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Ivan Bianchi SpB Monumento equestreLe prime foto di San Pietroburgo? Furono scattate dal ticinese Ivan Bianchi nel 1852.

Alla galleria d’arte di Mosca Multimedia Art Museum il 26 febbraio è stata inaugurata la mostra con le opere dell’artista italo - svizzero, pioniere della fotografia in Russia. Ad accorrere alla sala espositiva un pubblico molto numeroso e curioso, infatti, vedere le prime foto della capitale nordica della Russia è emozionante, e inoltre scattate da un artista straniero! Le fotografie in mostra sono conservate nell’archivio Ivan Bianchi presso il Centro culturale “Il Rivellino” di Locarno, guidato da Jean Olaniszyn e dai fratelli Arminio e Paolo Sciolli.

A presentare al pubblico russo le foto dell’artista ticinese, che segnò trent’anni della storia della fotografia in Russia, è stato il direttore de “Il Rivellino” Arminio Sciolli. Ecco a voi l’intervista che ha gentilmente rilasciato a “La Voce della Russia”.

- Qual è l’importanza di Ivan Bianchi per le nostre culture?

- Ivan Bianchi innanzitutto è il primo fotografo a San Pietroburgo. È un fotografo di opere architettoniche molto legato a tutti gli italiani e gli italiani-svizzeri. All’epoca non esistevano né l’Italia né quella Svizzera che conosciamo oggi. Vivevano tutti a San Pietroburgo nel quartiere italiano, nella via Italianskaya. Bianchi era pagato per i suoi servizi dagli architetti, senza essere molto cosciente che poi un giorno le sue foto sarebbero diventate degli oggetti di museo.

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