Le opere

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220px-Aleksandr DeynekaAleksandr Aleksandrovich Deyneka (pittore, grafico e scultore russo sovietico) è considerato oggi tra i importanti pittori figurativi e modernisti russi della prima metà del XX secolo. A differenza di quanto riportato su molte distratte e frettolose presentazioni critiche in occasione di mostre svolte nelle gallerie e musei occidentali, egli gli non fu banalmente “un pittore di regime”, ma un grande pittore che, grazie alla genuinità delle sue opere, piacque al regime: fu sinceramente socialista e tenacemente patriota, subì le pesanti limitazioni alla propria libertà d’espressione in conseguenza all’emanazione nel 1932 della “dottrina Zdanov” (che fissava i canoni imprescindibili del “realismo socialista”); ma le sue opere non furono mai banali e il loro livello qualitativo, anche quando ideologicamente molto schierate, è sempre stato alto.

Deyneka nacque a Kursk, studiò alla Scuola d’arte di  Kharkov (dove fu allievo di Alexander Lubimov), ma soprattutto frequentò lo VKhUTEMAS (Высшие художественно-технические мастерские  - Atelier superiore d'arte e tecnica) di Mosca sotto la guida di un grande maestro, Vladimir Aleksandrovich Favorskj.

Favorskj (famose erano soprattutto le sue incisioni ed illustrazioni) iniziava i giovani allievi verso un’inclinazione artistico-figurativa di tipo razionalista e costruttivista. Per Dejneka il punto di riferimento in questi anni fu Aleksandr Rodshenko e, anche se in modo meno estremo, il costruttivismo totale di Varvara Stepanova. Il carattere costruttivista ed essenzialmente grafico delle opere di questi primi anni è immediatamente e facilmente ravvisabile: l’assenza della prospettiva tradizionale con l’uso di elementi razionalisti (linee, reticolati, diagonali, cerchi cilindri ecc), il taglio fotografico “alla Rodshenko” dell’inquadratura scenica determinano l’essenzialità e insieme l’efficacia della definizione spaziale.

001- Prima di scendere nella miniera

002 Le mungitrici

003 - Opera grafica

004- Alla costruzione di nuovi impianti

006 - Le tessitrici

006a Difesa di Pietrogrado

Nel 1925 alcuni studenti membri di VKhuTeMas, tra i quali lo stesso Dejneka, aderirono al gruppo OSt Obshestvo Stankovistov (Società dei Pittori da Cavalletto). E questa è una prima svolta: per gli artisti di Ost la base di partenza per il dipinto era la realtà “oggettiva” e il suo fine doveva essere ideologicamente indirizzato a illustrare e immortalare la “nuova vita sovietica”. L’associazione promosse e realizzò quattro importanti mostre (aprile-maggio 1925, maggio del 1926, aprile del 1927 e dell’anno successivo: la prima, la terza e la quarta nel “Museo della Cultura Pittorica”; la seconda si tenne invece nel “Museo Storico di Stato”).

Nel 1928 venne costituito il gruppo denominato Oktjabr (Ottobre) La sua costituzione fu patrocinata per andare verso una direzione maggiormente politica. Nel giugno del 1930 si apre a Mosca una grande mostra[1] a cui partecipano Dejneka i più eminenti membri del gruppo,[2]

007 - Ritratto maschile

008 - Paesaggio di campagna e mucche

009 -Paesaggio

010 - Paesaggio con treno

011 - Parco

012 - Villaggio

013- Paesaggio in Crimea

014 - Strada

015 - Contadina un bicicletta

016 - La tempesta in arrivo

017 - Fiume presso Kursk

018 -images 14

019 - images

020 - Suoni di primavera

Proprio negli anni ‘30 l’opera di Deyneka si evolve verso un realismo molto diverso da quello precedente, diverso però anche dai canoni classici del realismo socialista, sia nell’impostazione figurativa sia in quella dei contenuti. Abbandonate le sperimentazioni formali dei primi anni, d’ora in avanti, per circa un decennio (fino allo scoppio della guerra), le tele si evolvono verso un lirismo e un intimismo mai visti in precedenza nella produzione del pittore di Kursk (soprattutto nei colori, che si fanno bruniti e nell’attenuarsi dei contrasti) ma anche verso un rafforzamento e addensamento della raffigurazione dei corpi. Deyneka sembra avvicinarsi a soluzioni figurative molto simili a quelle della coeva pittura del realismo europeo (italiano in particolare) e americano. Sulle probabili motivazioni di questo mutamento basti ricordare che il pittore, con altri artisti, fu invitato già alla biennale veneziana del 1926 (Mussolini non fece mai mistero di essere stato tra i primi leader occidentali a riconoscere l’URSS) e qui, ebbe sicuramente l’occasione di conoscere da vicino l’opera di molti artisti legati alle tendenze neo-classicistiche e novecentiste e del ritorno all’ordine: Massimo Campigli, Ubaldo Oppi, Sironi ecc.

(Inserire immagini da fig 021 a fig. 032)

Inoltre, in questi anni gli fu benevolmente concesso di viaggiare in Europa (Roma, Parigi Berlino) e negli USA. Di questi viaggi abbiamo opere che hanno la schiettezza di bozzetti o suggestive e rapide impressioni da inserire in un vero e proprio diario di viaggio.

(Inserire immagini da fig 033 a fig. 036)

Naturalmente l’accoglimento di queste linee non andava particolarmente a cozzare contro i dettami stilistici proclamati dalla nuova nomenclatura stalinista, e questo lo vediamo anche nella costante rappresentazione del corpo nudo (maschile e femminile) “Il corpo del singolo apparteneva alla società, era privato di individualità e si connotava come proprietà dello stato che veniva, con finalità ben controllate, messa in mostra pubblicamente.”[3]

(Inserire immagini da fig 037 a fig. 055)

Il corpo umano doveva entrare a far parte del corpo sociale sovietico e perdere ogni sua specificità individualistica. La fisicità ostentata era sempre collettiva, plasticamente finalizzata al discorso ideologico, mai ambiguamente accostata a dettagli o situazioni meno che politicamente corrette. La propaganda proclamava e l’arte era tenuta a fornire continui modelli comportamentali, dimostrando, in immagini concrete, che l’uomo nuovo con le sue qualità eccezionali era già nato”[4]

E questa, purtroppo, è la direzione che l’arte di Deyneka prenderà negli anni del quarto decennio del secolo quando la sua adesione ai canoni del realismo socialista fu definitiva e completa! Nonostante le limitazioni ideologiche (che portarono l’opera di Deyneka verso un inevitabile decadimento qualitativo) negli anni della 2 guerra mondiale egli produsse comunque qualche pregevole tela, alcune delle quali fatte direttamente nei luoghi di guerra, di combattimento e di morte.

(Inserire immagini da fig 056 a fig. 063)

Altro tema importante che l’artista perseguirà con costanza per tutta la propria carriera di artista fu quello dello sport. Qui probabilmente si fa maggiormente sentire il peso dell’ideologia sovietica che, al pari di quella fascista in Italia, diede proprio allo sport il compito fondamentale di costruire l’uomo nuovo - sovietico o fascista poco importa - sulla base di un programma salutista e di estetica del corpo che si rifaceva alla propaganda anti-borghese (i borghesi e i nobili sono rappresentati spesso in sovrappeso) e militare. Detto questo, va riconosciuta l’efficacia di molte di queste raffigurazioni “sportive” di Deyneka, sia nella fase dello sperimentalismo pei primi anni 20 sia nelle fasi del realismo successivo.

(Inserire immagini da fig 064 a fig. 075)

Accanto allo sport vi è un’altra costante nell’immaginario del pittore: il volo. Alcune raffigurazioni, come quelle dei mosaici per la stazione “Majakovskaja” del metro di Mosca, possono apparire celebrative e retoriche (e pur tuttavia mantengono intatto il loro valore nel significato e nell’efficacia scenica dovuto al loro posizionamento al centro delle volte, come una sorta di tanti oblò in successione aperti sul cielo), altre invece muovono dagli stessi genuini impulsi che spingevano, ad esempio, alle sperimentazioni dell’aeropittura (decisamente più audaci) in zone d’Europa a noi più consuete.

(Inserire immagini da fig 076 a fig. 092)

Negli ultimi anni, quando le maglie del regime si fanno più larghe in seguito a delle politiche finalmente meno rigide anche in campo culturale, dopo la morte di Stalin, il pittore tornerà ad una rappresentazione che ricorda quella dei primi anni addirittura con tematiche quasi borghesi.

(Inserire immagini da fig 093 a fig. 094)

Per concludere, Aleksandr Deyneka merita senz’altro un posto di primo piano nella storia dell’arte mondiale; egli fu un cultore genuino ed entusiasta della sua arte e della vita in generale, e questo emerge dai suoi numerosi scritti ed interventi. Purtroppo gli sono state attaccate le infamanti etichette di essere stato un artista di regime, un pittore del realismo sovietico, ma il suo valore come artista è alla pari di quello dei maggiori protagonisti dell’arte mondiale.

Corrado Facchinetti



[1] F. Konnon, Ja. Sirelson, Mostra “Oktjabr”, in Iskusstvo v massy (L’arte nella massa), n. 7, 1930, p. 9

[2] Tra gli altri: M. V. Dobrokovskij, V. N. Elkin, G. G. Kluzis, L. M. Lisizkij, D. S. Moor, A. M. Rodcenko, A. N. Samochvalov, S. Ja. Sen’kin, V. F. Stepanova, S. B. Telingater, V. S. Toot, S. A. Čujkov.

[3] Mikhail Zolotonosov, Filosofija obshchego tela. Sovetskaja sadovo-parkovaja skul’ptura 1930-kh godov, in Valerij Sazhin (a cura di), Sovetskij eros 20-30 kh godov, Kharmsizdat, Sankt-Peterburg 1997, p. 27-76, qui p. 33.

[4] Igor’Golomshtok, Totalitarnoe iskusstvo, Galart, Moskva 1994, p. 198